“Siamo tutti esuli e soli” questa la traduzione in italiano di una mia ultima poesia in dialetto napoletano che recita testualmente ‘…simmo tutt’ esule e ssùle’ che siamo tutti esuli alla ricerca di una nostra dimensione, di una nostra luce vera, ‘..in mezzo a tanta gente che non sà di che colore sarà il domani!’![]()
A volte davvero siamo isole, in mezzo alla marea di gente. Pensate agli emarginati, i poveri, i senza tetto, quanto farebbe bene alla nostra esistenza relazionarci agli altri, senza temere nulla. Ed invece ci ritroviamo a rimanere “uniti” nel nostro volontario ed immutabile isolamento. Volontaria condizione figlia della modernizzazione che ci vuole tutti uguali nelle disuguaglianze.
L’oggetto cardine della nostra condizione è la conoscenza dei nostri limiti, ma e soprattutto, delle nostre capacità. La consapevolezza del singolo individuo che di fronte alle asperità della vita riaccostandosi al proprio simile forma una forza di coesione tale da garantire la stessa continuazione della specie. L’Uomo ha bisogno di certezze per poter primeggiare nella naturale giungla esistenziale, e chi può garantirci una certezza di coesione d’intenti e di fini, se non l’Amore? Non un semplice “sentimento” che sfocia nella coppia nell’atto riproduttivo, ma un garante della stessa identità di due diversi che si accomunano per l’identico scopo: non essere più soli.
Quindi penso che la necessità dell’Umana specie è data dall’aggregazione dei singoli che accomunandosi, crea una Società, diversificata nell’aspetto, ma unita nel comune intento vivere.
R.le Vertaglia, aka Il Vertigo
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